GLI ITALIANI NEL MONDO: LA SECONDA ITALIA
di Antonio Peragine
Gli Italiani nel mondo. Sono oggi di gran moda: specialmente in vista che dalla prossima tornata elettorale potranno votare per il nostro parlamento.
Le cifre galleggiano tra l'iperbole e l'improbabile: sessanta milioni! Una seconda Italia. Ma nessuno ? in grado di dare i numeri veri. Colpa della semisecolare trascuratezza. Eppure nello sviluppo della Societ? italiana, la Storia degli emigrati occupa un posto di primo piano. E sembra ormai necessario fare chiarezza.
L'Italia degli oriundi. Esistono - anzi ? pi? corretto dire "resistono" - distinte dimensioni
dell'Italia all'Estero. La prima ? quella che si ? progressivamente trasformata nel tempo, fino ad assumere connotazioni di notevole rilievo all'interno del corpo della nazione che la ospita.
Questa Italia, allevata e cresciuta nel grembo delle tradizioni originali, conserva ancora i valori fondamentali che sono Dio, Patria e Famiglia. E mostra sensibilit? ai richiami della Patria di origine e si mostra compiaciuta e orgogliosa dell'accresciuto prestigio dell'Italia nel Mondo.
Soprattutto le pi? recenti generazioni rientrano in questo schema e per esse ? notevole ormai l'accelerazione verso la completa integrazione con la nazione nella quale vivono e della quale sono divenuti cittadini.
Quindi non sono pi? "emigrati" ma saranno sempre pi?, con il passare del tempo, Italiani o oriundi all'Estero. Ad essi ? necessario applicare una tipologia di rapporti mirati: di livello adeguato, moderno, di pari dignit? e di notevoli contenuti culturali e politici.
L'Italia dei poveri. La seconda dimensione riguarda invece la ancora consistente fascia di povert? in seno a numerose Comunit? italiane, soprattutto dell'America Latina. "L'Italia dei poveri" si estende a questi connazionali, bloccati nella perdurante condizione di "emigrati" e quindi di Italiani "condannati" all'Estero. Anche in questo caso ? necessario un'adeguata tipologia di rapporti ad alto contenuto di civile solidariet?.
L'Italia in Europa. La terza dimensione riguarda gli italiani nei paesi d'Europa: essi non sono pi? italiani all'estero, ma concittadini della comune Patria Europea. A questi va applicata una tipologia di rapporti del tutto diversa dalle altre due categorie: fatta di consapevolezza dei diritti e dei doveri legati alla nuova condizione di cittadini di un continente unito.
L'Italia del "voto". Una prima riflessione pu? essere a questo punto indotta da una verosimile attribuzione, alle predette "categorie", delle percentuali di italiani all'Estero che conservano la cittadinanza italiana e che quindi, da qualche tempo a questa parte, sono al centro delle attenzioni, se non della Patria, dei partiti certamente : perch? abilitati all'esercizio del voto.
Gli aventi diritto al voto tra i connazionali all'estero ? per? una nebulosa. Comunque, la percentuale pi? alta di "nuovi" votanti sta certamente nella fascia medio-bassa dei connazionali all'estero non ancora assimilati e rimasti cittadini italiani per volont? propria o per condizioni locali.
Essi si sono via via assottigliati anche per le difficolt? di restare "fedeli" ad una Patria che li ha costantemente privati dei diritti. ? urgente arrestare, intanto, questa emorragia, fare chiarezza sui numeri e recuperare le motivazioni.
Comunque secondo l'anagrafe consolare degli Esteri e l'Aire dell'Interno gli iscritti che avrebbero diritto al voto, risultano, nel primo caso 3.901.500 e 2.400.000 nel secondo caso basato sulle comunicazioni di emigrazioni rilasciate dai comuni di origine.
Sempre secondo l'anagrafe consolare, gli italiani in America del Nord sono 309.869, in America Centrale 15.119, in America del Sud 1.120.308 (in particolare 556.554 in Argentina e 299.260 in Brasile). Negli altri Paesi europei gli italiani sono 2.178.593 (in particolare 680.068 in Germania, 527.817 in Svizzera, 371.125 in Francia), in Africa 68.470, in Asia 25.524, in Oceania, infine, 153.045.
E forte il dubbio che fino ad ora nonostante il disposto costituzionale, il diritto all'esercizio del voto degli Italiani all'Estero sia stato relegato nel limbo delle buone intenzioni per calcoli di mera bottega politica di parte: senza pensare che il rischio peggiore di una democrazia non ? che i cittadini non capiscano perch? votare, ma che vengano tenuti lontani dal voto per impedire loro di capire e di contare. ? il massimo della mortificazione.
La confusione e la capacit? di capire. In questo quadro d'insieme trovano posto due altre
constatazioni.
La prima ? la perdurante confusione che regna nelle "cose" italiane all'estero, frutto della scarsa idoneit? delle nostre Istituzioni a capire, valutare, coordinare, trasmettere, spiegare.
La seconda, conseguenza della prima, ? la difficolt? generalizzata da parte dei nostri connazionali, di poter capire ci? che avviene in Italia.
In un recente congresso di italiani nel Mondo, un delegato, dichiarandosi "disperato" di non riuscire a capire noi che siamo in Patria, si ? raccomandato che "almeno non si tenti di esportare all'estero la confusione che regna nella politica italiana".
L'Italia e la Chiesa Cattolica. Ed ? qui che va detto, e la constatazione ? parzialmente consolatrice, che il riferimento pi? concreto in grado di suscitare ancora emozioni e orgoglio ?, oggi pi? che mai, la Chiesa e soprattutto questo Papa.
Come dire che ? indissolubile la connessione "Italia e Chiesa cattolica", che all'estero si percepisce come fatto "naturale" e logico e che diffonde effetti positivi in ogni direzione. ? una realt? sulla quale seriamente meditare per assumerla come elemento sostanziale di ogni strategia.
Conoscenza e informazione. Anche se si tratta di accenni fugaci e parziali ad una situazione estesa e complessa, ? pur possibile ricavarne brevi conclusioni e avanzare alcune proposte.
- Punto di partenza ? il dovere della conoscenza delle situazioni, compresi gli "umori" degli italiani all'estero. E quindi generare la capacit? di mettere in moto il volano del rinnovamento anche in questo tipo di gestione.
- L'esigenza di un "circuito informativo" fa il paio con una necessaria indagine conoscitiva.
Anche per evitare che le iniziative per indirizzare al voto gli aventi diritto residenti all'estero, si trasformino in una incetta furiosa, sganciata da valori e verit? di buon uso, ma soprattutto per rifornire i nostri connazionali di storia e di cultura delle tradizioni di cui andare fieri.
La cura e il buon uso del patrimonio. Se ? vero che gli italiani all'estero sono "un patrimonio della nazione" e che l'Italia ? e sempre sar? la loro Patria, ? coerente:
Favorire e incentivare il ritorno di coloro che vogliono nuovamente sistemarsi in Italia, dando ad essi la possibilit? di una posizione prioritaria nella conoscenza delle disponibilit?
(offerte).
Riportare in Italia (o attirare) i "cervelli" che sono emigrati (o di studiosi oriundi che vogliono venire in Italia), per dedicarsi nel campo della "Ricerca" scientifica, mettendo questa ultima ai primi posti delle nuove risorse del Paese.
Progettare corsi di qualificazione mirati, da svolgere all'Estero, anche riconsiderando la funzione degli Istituti di cultura e l'impegno delle strutture diplomatiche alla luce dei progressi della cultura, dei mezzi di comunicazione, dei nuovi campi riservati all'economia.
Mettere in moto una "Ricerca" che dia luogo ad una Anagrafe "seria degli Italiani all'Estero (o con radici italiane), con particolare riguardo a coloro che hanno conservato la cittadinanza italiana (o posseggono la "doppia") e quindi in grado di esercitare il diritto di voto nelle elezioni nazionali e sono da considerare e riguardare come italiani a tutti gli effetti.
Un progetto multidisciplinare. Qualsiasi progetto dovr? essere multidisciplinare: cio? contenere gli elementi concreti e spendibili delle scienze psico-sociologiche, oltre che indirizzi chiari di politica. Ad alto contenuto di comunicazione e di linguaggio nuovo. Anche perch?, se dovesse avere un seguito il pensiero di Heidegger secondo il quale "l'assenza di patria sta diventando un destino mondiale", dovremo moltiplicare gli sforzi per cercare continuamente nuove ragioni e nuovi valori per conservare a tutti gli italiani una Patria comune