RACCONTO
Sul filo della memoria
Uffa, che noia! Sempre la stessa storia. Ai miei tempi - dice la nonna - quando ero giovane noi non avevamo tutto quello che avete voi. La vita era piena di difficolt?, anche i piccoli conoscevano le ristrettezze, le rinunce, i sacrifici che toccavano a tutti. Non c'era da scegliere, bisognava collaborare e ... qualche volta" cercare" la soluzione definitiva: l'emigrazione.
Veder partire, per bisogno, una persona cara, di famiglia o anche un'amica ? molto difficile.
Ti resta un vuoto incolmabile. La lontananza ? brutta cosa. La vita si spezza. Veder svanire nell' orizzonte del mare un volto amico ti cambia dentro...
Io ho visto andar via una mia cara amica. Per me ? stata un'esperienza molto difficile che per?, ha consolidato un’amicizia d'infanzia.
Il suo nome ? ...
Lo ricordo, nonna, si chiama Antonia.
Quante volte ho detto:- Sempre la stessa storia, la conosco, non voglio pi? ascoltarla. Questa volta, no, voglio riascoltarla. Ora capisco.
Sono cresciuta, voglio ripercorrere insieme i tuoi ricordi. Voglio riascoltare bene la storia e questa volta voglio scriverla. ../
Ti aiuter? a ricordare quello che prima mi annoiavo ad ascoltare".
)Che stupida sono stata! Ora capisco!
Ricostruiamola insieme questa tua esperienza che ha interessato anche i miei amici e amiche di scuola.
Su, nonna Lucia, cominciamo dall' inizio.
La mia amica Antonia era la sorella di quella che divent? la mia matrigna. Oggi ha 103 anni, and? a vivere nel South Dakota, presso una zia materna, nei primi anni del 1900 .
Eravamo vicine di casa, compagne di giochi, di illusioni e di fatiche. Dividevamo tutti i nostri sogni e le preoccupazioni. Ricordo le difficolt? delle nostre famiglie, la loro era composta da madre, padre e sei figli. I tempi erano difficili per tutti, e in quegli anni la zia Giovanna, da Chamberlain, propose alla
sorella Adelaide di prendere a vivere con s? la figlia maggiore, Antonia.
Era un' opportunit? per lei, ma bisognava separarsi per sempre.
Arriv? il giorno dei saluti, della partenza. La tristezza era tanta, ci promettemmo di non dimenticarci mai di scriverci e che poi, periodicamente, ci saremmo rincontrate.
I primi tempi furono difficili, non riuscivamo ad abituarci alla sua assenza.
Era sempre il nostro argomento di conversazione.
Per fortuna il viaggio and? bene, ma fu lungo. L'accoglienza fu festosa.
Sulla nave non avevo sentito la solitudine perch? c'erano
molti italiani che come lei erano partiti in cerca di fortuna. Con loro si superava l'amarezza. e questo le dava coraggio. Quante storie, quante situazioni ho conosciuto! -Ci scriveva.
Poi nelle lettere successive accurate, velate di tanta tristezza, si sentiva la sua nostalgia, la solitudine la difficolt? della lingua. I suoi colloqui erano limitati ai parenti, se usciva in giro non capiva quello che dicevano. Aspettava con ansia le nostre lettere, erano quasi scritte in dialetto da entrambe le parti, ma ci capivamo benissimo. Lentamente si stava adattando a una vita pi? serena, tranquilla economicamente, ma ci raccontava che aspettava con ansia il ' postino. Se c’era una lettera dall'Italia la stringeva prima fortemente al petto, poi l'avvicinava al naso per sentire il profumo. Era impregnata, diceva lei, del profumo del suo paese. Aveva fatto tanta strada la busta, ma conservava
l' inconfondibile < < odore > > di casa sua e lei se ne inebriava. Poi l' apriva, cominciava a leggere e qualche lacrima di nostalgia le solcava le guance.
E la foto? Raccontaci della foto.
" Fu per vincere la nostalgia che arriv? la richiesta di una foto di famiglia. Ormai - diceva - anche a Gravina c'? il fotografo e anche se costa, ho bisogno di avere qui vicino a me la mia famiglia. Era il 1914 e tutti si preparavano per farsi fotografare. Ci sono tutti: mamma Adelaide, pap? Pietro, poi Angela, Salvatore, Nunzia, Giacomo e Luigi. E' una foto che lei conserva gelosamente ancora oggi. Ne sono seguite altre ma < quella> ? rimasta la sua < vera> foto di famiglia.
Nonna Lucia ci racconti l'episodio della signora di Foggia?
- La lingua, - ci raccontava Antonia - era stata un ostacolo nei primi tempi, poi aveva cominciato a conoscere qualche italiana che viveva nel suo quartiere. Fra le prime una signora simpatica e gentile che veniva dalla provincia di Foggia; la trattava come una figlia, forse perch? aveva vissuto la sua stessa esperienza. Le raccontava della solidariet? che c'era fra compaesani o italiani. Era naturale andare in aiuto di qualcuno in difficolt? anche se non si conosceva. Le era successo spesso. Una volta aveva salvato dalle minacce di un poliziotto un italiano che per l'incomprensione della lingua stava rischiando seri problemi. Gli inizi era duri per tutti e una voce italiana dava la forza di andare avanti. Ci si trovava uniti.
Dopo un po' di tempo Antonia, trov? lavoro in una sartoria e zia Giovanna le compr? la macchina da cucire. Era pi? felice, cominciava ad ambientarsi nel nuovo paese, a conoscerlo. Poi arriv? l'amore. Incontr? un ragazzo di origini gravinesi, Giovanni Petrafese, che faceva il muratore e dopo un po' si sposarono. Era felice ma non pot? avere vicino nessuno della famiglia. Dopo un anno ebbe una bambina che chiam? Adelaide, come la mamma, secondo le nostre usanze, lei continu? a sentirsi gravinese e a mantenere le nostre tradizioni.
I contatti e gli scambi erano frequenti e lei non mancava di fare qualcosa per i suoi familiari, spesso arrivavano dei pacchi.
Ci metteva l'anima per prepararli, c'era sempre un pensiero per tutti, parenti e amici.
L'arrivo era una festa e per aprirli ci si riuniva tutti in casa di Adelaide. C'era di tutto: cioccolato, gomma da masticare a confetti per i fratellini Luigi e Salvatore, fermacapelli per la sorella Nunzia e per la mamma, tabacco per il pap?. E poi ritagli di stoffa della sartoria, vestiti cuciti da lei e tanta roba.
Quei pacchi erano molto attesi e utili per l'economia della famiglia. Erano un sollievo in tante altre famiglie come le nostre, perch? non c'era la possibilit? di comprare. Le nostre mamme e nonne si preoccupavano di adattare e modificare vestiti e altro, secondo le necessit?. Antonia era ben felice di mandarli e appena poteva ci faceva una sorpresa: sempre qualcosa di utile e poi qualcosa di inaspettato. Intanto continuava la vita e le nostre comunicazioni erano pi? fitte e ravvicinate in alcuni periodi, in altri meno. Attraverso le lettere < correvano> le nostre amicizie, i cambiamenti del paese, le festivit? pi? importanti, i pranzi tipici, la festa del Santo patrono, la nostalgia dei riti religiosi, delle processioni, dei fuochi artificiali, la voglia di essere l?…. Allora noi raccontavamo in dettagli.
Un momento molto difficile e particolare fu il periodo bellico. Antonia seguiva con trepidazione le notizie del nostro paese e chiedeva dei parenti e conoscenti partiti in guerra. La morte prematura del fratello Luigi la fece soffrire molto. Dovevamo confortarci vicendevolmente.
Ricordo in particolare una lettera arrivata durante quel periodo; noi le leggevamo insieme. Ci raccontava che si era messa a scrivere dopo aver sistemato i panni da lavare in lavatrice. Per noi era impossibile pensare che una macchina potesse lavare i panni, ci diceva che aveva anche il frigorifero per conservare i cibi, la cucina a gas e il ferro da stiro elettrico. Tutti elettrodomestici che le alleggerivano il lavoro. Per noi erano macchinari inimmaginabili erano strumenti da sogno in un periodo di cos? grandi difficolt?.
Periodicamente confrontavamo le abitudini di vita lieti e tristi.
Fu il momento della morte di suo marito e a noi mand? la figurina ricordo che, secondo le loro abitudini, celebrava l'evento. Era molto diversa dalle nostre.
Le nostre vite scorrevano in parallelo. Col tempo e con l'et? gli scambi si sono rallentati, ma il legame ? sempre forte, per scriverci ora, abbiamo bisogno che qualcuno lo faccia per noi e non ? facile trovare la disponibilit?, anche perch? il legame ? diverso.
Oggi pi? che mai Antonia ? sempre nel mio cuore e nelle mie preghiere. Fra poco festegger? i suoi 103 anni ed io le far? gli auguri per telefono.
Cara Lucia e voi ragazzi, questa ? stata la mia esperienza.
Grazie nonna. Ricorderemo sempre questa lezione di vita.
Lucia Pisicoli in collaborazione con la classe IIIE
S.M.” Don E. Montemurro “ Gravina di Puglia